Karibu: Benvenuti a Zanzibar!

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Mi ritrovo a scrivere di Zanzibar e mi emoziono come sempre.
Quest’isola mi ha toccato il cuore 10 anni fa ed è rimasta lì ad aspettare un ritorno ed un ritorno…e sono tornata per la terza volta con la stessa curiosità negli occhi e nell’anima!

 

 

 

Arrivo in un piovoso giorno di fine settembre, le piccole piogge, Vuli come le chiamano qui, e mi accolgono i manghi verdissimi che dall’aeroporto accompagnano il viaggio verso Zanzibar City e da lì verso le famose spiagge di Unguja, l’isola delle spezie.

Le strade polverose, nonostante la pioggia, mi catapultano in Africa: le case di fango sul ciglio delle strade tra banani mastodontici e alberi del pane altissimi, edifici scolastici che spuntano sempre più numerosi, bambini scalzi e sorridenti e  queste “donnine” avvolte nei loro bianchi hijab, che nascondono lo sguardo, piantagioni e piantagioni di cardamomo, pepe, chiodi di garofano, vaniglia, cannella, che riempiono l’aria di profumi ed essenze, e all’improvviso lo scenario cambia.

Passando dalla costa ovest, dove si trova l’aeroporto, alla costa est, le palme da cocco con i baobab diventano i protagonisti assoluti.

Per la prima volta alloggio a Nord, a Kendwa, spiaggia molto conosciuta perchè poco soggetta alla bassa marea: il cielo grigio rende tutto un pò strano e poco attraente, se arrivi per la prima volta: io non vedo l’ora di calpestare di nuovo questa impalpabile sabbia bianca che immancabilmente ti porti nelle scarpe al rientro!

 

img_7266-bisIn giro per l’isola per una settimana, a visionare resort e hotel , ritrovo una Zanzibar molto più turistica, con tante strutture ricettive, per tutti i gusti e per tutte le “tasche”: con grande sorpresa scopro che finalmente l’isola ha bandito i sacchetti di plastica,
e che è in atto una forte campagna di sensibilizzazione di raccolta differenziata dei rifiuti. La strada da percorrere è lunga, ma non trovare quei sacchetti ovunque, anche appesi agli alberi, mi conforta molto.

E finalmente sulla mia amata costa est mi riempio gli occhi di quel paesaggio unico e indimenticabile: questo mare che se ne va lontano e la bassa marea prende il suo posto, con le dune di sabbia candida, le lagune calde e turchesi, le stelle marine e le donne Zanzibarine nei loro coloratissimi abiti che raccolgono le alghe e creano come un tappeto di farfalle variopinte all’orizzonte.

Solo chi arriva  e riesce a svuotare la testa dal “voler trovare quello che mi aspetto di trovare”, può provare questa sensazione di non luogo, come entrare in un quadro in punta di piedi senza essere visti e assaporare la vera essenza di questa isola.

img_7308-bisPasseggio tanto quando sono qui, senza rendermi conto della giornata che scorre: cerco di catturare qualcosa in uno scatto, cerco di portare con me questi sorrisi, e respiro  calma e pace.

Ritorno a Stone Town e mi perdo tra i vicoli e nei negozietti, dove riesco a comprare sempre più di quello che va  in valigia; e mi regalo una giornata tra Prison Island e Nakupenda: quelle tartarughe,che abitano dove prima regnava l’orrore, riescono a smorzare quel senso di impotenza nonostante il tempo trascorso  e poi tutto finisce di nuovo nell’oblio sull’isola che non c’è, il posto dove la giornata comincia e non finisce!

Finalmente arrivo fino a Sud: mi godo la giornata immersa nella Jozani Forest, dove timide scimmiette fanno capolino ogni tanto e all’improvviso appare il Colobo Rosso di Zanzibar, la scimmia dalla caratteristica schiena rossa, che si ferma a fare merenda tra la vegetazione e si fa avvicinare senza problemi.

Il pomeriggio scorre lento tra Uroa e Paje, con la sua lunga spiaggia contornata di altisssimi cocchi: l’assenza di grandi strutture alberghiere in questo tratto di costa sud est rende questo ultimo tramonto magico e solitario, con il sole alle mie spalle e le lunghe ombre delle palme che “arredano” il mare.

 

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Tornare a Zanzibar non è mai abbastanza per imparare la sua canzone di Benvenuto al Viaggiatore:

Jambo / ciao

jambo bwana /ciao signore

habari gani? / come stai?

Nzuri sana. / Molto bene.

Wageni / Turisti

mwakaribishwa / benvenuti

Zanzibar yeti / (nel)la nostra Zanzibar

hakuna matata / non c’è nessun problema.

 

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La canti e la ricanti fino all’imbarco il giorno della partenza, stringendo tra le mani un fiore di Ylang Ylang, già sapendo che nel giro poche ore da bianco e candido diventerà scuro e marrone, ma è come se quel profumo riuscisse a scacciare le lacrime e a restituire il sorriso di un nuovo arrivederci.

«Tutti gli altri paesi del mondo hanno una storia; l’Africa, lei, ha invece un’anima che tiene il luogo della storia. Cosicché la storia dell’Africa, alla fine quando tutto è stato detto, è la storia della sua anima» (Alberto Moravia, Passeggiate Africane)

 

 

Buona lettura!

 

Laura Lombardi

 

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