L’isola del Dodo: Mauritius è una sola isola!

2008-01-19 369Molti di noi oggi indossano un gioiello o possediamo oggetti che raffigurano questo animaletto dall’aspetto buffo e simpatico.
Ma quanti conoscono la sua storia?
Il dodo era un piccolo uccello che tanto tempo fa abitava sull’isola Mauritius, di cui è poi divenuto il simbolo nazionale: la sua reputazione era quella di essere un animale stupido e goffo  perchè non sapeva volare. Ma le scoperte scientifiche dicono che non era affatto così.
Benvenuti sull’isola del Dodo…perchè Mauritius è una sola isola!


dodo_400x400Questo uccello ha abitato l’isola Mauritius per milioni di anni e poi si è estinto, nel giro di poco tempo, a causa dell’uomo.
Su quest’isola dell’Oceano Indiano occidentale c’era una ricchezza tale di cibo che i frutti si potevano trovare in abbondanza per terra, senza bisogno di salire sugli alberi. Inoltre, in questi luoghi non c’erano animali predatori che potessero minacciare la vita degli uccelli tanto che le loro uova potevano essere deposte direttamente nell’erba.
Il dodo si era quindi evoluto in un ambiente dove non era necessario saper volare, né avere paura.
Quando, nel 1598, sull’isola arrivarono i marinai olandesi, poi i portoghesi, il dodo non aveva alcun motivo di temerli e alla loro vista non scappò, anzi, si dimostrò amichevole ed affettuoso. Così gli uccelli della sua specie vennero catturati a centinaia ed il loro atteggiamento fu scambiato per stupidità (alcuni ritengono che “dodo”  derivi proprio dal portoghese “doudo” che vuol dire stupido o credulone).
Sembra che i marinai trovassero la sua carne molto dura, anche dopo averla fatta bollire a lungo. Ciò nonostante, uccisero centinaia di uccelli nelle loro spedizioni di caccia. Non solo, ma,  i marinai avevano portato con loro maiali ed altri animali che distrussero le uova  e mangiarono i piccoli nei nidi.
Circa ottant’anni dopo sull’isola non c’era più nemmeno un dodo. L’ultimo fu visto nel 1681. Oggi  rimangono solo alcuni esemplari imbalsamati o ricostruiti in base ai fossili ritrovati, oggetto tutt’ora di studi scientifici.

Ci siamo ritrovati a Mauritius per caso: la destinazione del viaggio era il Kenya, poi scoppia la guerra civile e l’alternativa che ci viene proposta per non perdere il viaggio è quest’isola lontana e sconosciuta…è Gennaio e si parte per quella parte di mondo dove è tanto estate!
Il volo da Roma è diretto e parecchio lungo, ma all’andata si viaggia di notte e  con poche ore di cambio fuso: all’apertura delle porte l’aria calda e umica dei tropici ci accoglie e ci lasciamo abbracciare con tenerezza…e capitiamo in un giorno di sciopero aereo e… chi è arrivato è arrivato, chi deve partire non può partire.

2008-01-19 006Per dirla in modo brutale, non possiamo entrare in hotel finchè non viene revocato questo sciopero. Mi accanisco sull’assistente in loco che si è un po’ persa in questi “giochi” di “parto non parto”, ma alla fine la spunto e con un piccolo gruppo veniamo accompagnati in un’altra struttura che ha camere libere…senza nulla sapere finiamo a Le Morne, su quel lembo silenzioso e pacifico della costa sud ovest. Nonostante i disagi, siamo talmente stanchi che ci lasciamo completamente invadere dall’atmosfera lenta e profumata di frangipane dell’Indian Lodge Resort: a cena chiacchieriamo già con serenità con gli altri “semi sfortunati”come noi, che hanno dovuto accettare per la prima notte questa sistemazione di ripiego!
Piano piano ci rendiamo conto che il resort è su una spiaggia lunghissima, protetta da un promontorio imponente, Le Morne,  e sembra di abitare per un attimo in una cartolina ricevuta da lontano.
Il giorno dopo lasciamo l’India Lodge Resort anche un pò a malincuore e percorrendo tutta la costa sud arriviano nel Laguna Beach Resort a sud est, a Grand River…lo scenario cambia ed è altrettanto magico…piccole baie, sabbia immacolata e quei sorrisi disarmanti che ci accolgono ovunque!

Sull’isola non ci abitava nessuno fino all’arrivo degli europei: qui non ci sono indigeni espropriati, ma i discendenti dei francesi che si stabilirono sull’isola nel 1715, i figli degli schiavi neri portati qui dal sud dell’Africa per lavorare la canna da zucchero, degli inglesi che conquistarono Mauritius nel 1810, dei braccianti indiani, dei commercianti cinesi, che lasciarono le campagne di Guangzhou senza sapere bene dove andavano.

2008-01-19 395Tutti loro insieme, stratificati in modo diverso, con religioni diverse, sono i mauriziani di oggi, che piano piano nel tempo si sono lasciati le origini alle spalle e si sono incontrati e mixati. Un paese con l’anima hindu e con il cuore nero!
Nel corso della settimana ci imbattiamo in templi hindu e feste indiane, sentiamo parlare il creolo, ascoltiamo e balliamo la segà africana, forte e ritmata, nata con gli schiavi che con strumenti rudimentali raccontavano vita e amore.

Dal punto di vista turistico Mauritius ha tutto, dai grandi hotel di lusso sul mare al turismo della “ricerca dell’autenticità” e di qualcosa che assomigli più a un viaggio.
Il turismo da spiaggia, mare, relax, spa, qui è ai massimi livelli. Mauritius è l’isola della luna di miele per eccellenza e tutto è studiato per coccolare: hotel perfetti, il sole che splende ogni giorno, la temperatura tra i 25° e i 30°, l’atmosfera rilassata e rilassante, i profumi dei fiori e la magia di svegliarsi ogni giorno al canto degli uccellini.

Mauritius ha 900 specie di uccelli e circa 45 hotel cinque stelle!

La ricerca di una vacanza da viaggiatore a Mauritius è recente e procede di pari passo alla scoperta da parte degli stessi mauriziani della propria identità. Rifioriscono così le antiche residenze coloniali perse nei campi di canna da zucchero e i mauriziani raccontano con orgoglio la loro storia e le loro leggende, come quella del lago sacro del Grand Bassin, nato da una goccia del Gange caduta dal cielo mentre era in viaggio per l’India, con Ganga Maha, Anouman, Durga, divinità indiane a cui inchinarsi per le offerte.

2008-01-19 236Per un attimo non sai bene dove sei: c’è una grande statua di Shiva che ti sorride, l’aria satura di incensi e cerimonie hinduiste di cocchi offerti e di mantra recitati.

Il mercato di Port Louis, la capitale, con frutte e verdure sgargianti, e la sua passeggiata con bar, ristoranti e centri commerciali è il vero cuore pulsante dell’isola. La città è caotica ma non troppo e, come tutta Mauritius, conserva una latente e maliconica anima inglese.

In giro tutti i giorni ci siamo totalmente innamorati delle colline di Bois Chéri e delle piantagioni di tè; dell’atmosfera cosmopolita di Grand Baie e delle sue acque verde smeraldo; dell’Isola dei Cervi con la sua laguna da sogno; dei giardini botanici di Pamplemousse e delle sue ninfee giganti; di Chamarel e le sue terre dei sette colori.

Una vera sorpresa l’isola “del sorriso” e degli ibiscus giganti…tornerei a Mauritius per:

Il festival Freol di musica 
Il Festival Kreol, da 10 anni l’ultima settimana di novembre, è stata una grande conquista per Mauritius che ha scoperto nella segà la proprie radici e ha iniziato a conoscere la sua storia. Si balla, ci si immerge nella folla, la musica è trascinante e il concerto finale è un evento nazionale che raduna praticamente tutta l’isola, dai rasta di Chamarel al Primo Ministro.

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Fare trekking alle sette cascate e tuffarsi
Arrivare con l’auto al paese di Henrietta, sull’altopiano centrale tra campi di canna da zucchero e montagne verdi: piccolissimo, con un tempio hindu e un cartello appeso al muro alla fermata del bus, che annuncia un festival in onore di shiva. Dalla strada con una guida locale si scende a capofitto nei boschi, tra felci, orchidee, e alberi. Meta: la cascata di Tamarine, o le Sept Cascades, sette salti di acqua che hanno scavato un gola nella terra e che si possono seguire entrando con il fiume nel cuore della natura selvaggia.

Pranzare in una casa coloniale
Un tempo Mauritius era così: case coloniali su infiniti campi di canna da zucchero e le capanne dei braccianti. Quando con la crisi della canna da zucchero le antiche residenze vennero abbandonate, nessuno volle mantenere in vita la memorie di quei tempi duri e le grandi case pian piano andarono in rovina. Oggi ne rimangono solo una manciata su tutta l’isola.

2008-01-19 343Godere delle diversità
Mangiare polpette fritte a una festa indiana per l’inizio dell’anno hindu e comprare il calendario di shiva, poi ballare la segà, e godere della compagnia di una stravagante donna cinese. Tutto questo a Mauritius è realtà!

Buona lettura!

Laura Lombardi

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